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Egon Schiele - Otto Gabos

"Io sono ogni cosa allo stesso tempo, ma non farò mai ogni cosa allo stesso tempo."

Cosa spinge un artista a rappresentare proprio un soggetto specifico?
Per quanto riguarda Egon Schiele, Otto Gabos cerca di rispondere a questa domanda attraverso questo graphic novel.
Diviso in 4 capitoli, che corrispondono ciascuno a una persona diversa, vediamo l'impatto che ha avuto anche l'esterno sulle sue illustrazioni, a partire dal quadro storico di Vienna al tempo, all'Accademia di Belle Arti e fino a chi l'ha circondato.
Egli, infatti, ha un forte desiderio di far valere i propri pensieri artistici per l'eternità, usando il corpo nudo e vulnerabile, che quindi è diventato per lui il mezzo più potente. I capitoli, infatti, si dividono in base ai soggetti che posano per lui o a cui si ispira, prevalentemente femminili.
Per analizzare il corpo nel più vero dei modi però non ci si ferma alla sua semplice contemplazione, ma lo si modella: lo stesso Schiele infatti, anche se non lo sapevamo in molti, si ispirò a immagini di pazienti affetti da isteria per arrivare alle tipiche posizioni dei suoi ritratti.
Per scoprire cosa c'è davvero dietro a queste posture a primo impatto inverosimili, quasi artritiche, e capire a fondo da dove nasce propriamente il pensiero di Schiele, consiglio la lettura a chiunque sia un appassionato di arte ( o lo voglia diventare )

Nisha Lal, Liceo Linguistico Copernico Pasoli, Progetto PCTO Biblioteca Borgo Trieste, luglio 2023

L'alba sarà grandiosa - Anne-Laure Bondoux

"Nessuno è mai pronto davvero (...). È che arriva il momento, tutto qui"

È possibile che si vada avanti per mesi, anni, decenni senza sapere la propria vera storia?
Cosa si fa con la verità una volta che ce la "buttano addosso"?
Nine ha 16 anni, e l'ultimo giorno di scuola viene trascinata dalla madre in una vecchia capanna, a 500 chilometri da casa.
Inizia così la narrazione di una storia, la loro, che terrà madre e figlia occupate per tutta la notte, così da preparare Nine per quello che dovrà affrontare la mattina successiva.
L'ingrediente principale di questo romanzo è…la suspence. La storia si sviluppa su due piani temporali: appena la madre rievoca dei ricordi, li viviamo esattamente dal punto di vista della lei del passato, il che rende la storia molto ricca, ma non per questo pesante. Si arriva alla fine senza batter ciglio, vogliosi di sapere dove va a parare il racconto.
Forse la conclusione può risultare debole o sviluppata un po' male, in confronto all'enorme alone di suspence che la precede. Questo, però, non rende affatto spiacevole la lettura, che ti lascia infatti un senso di freschezza, grazie alla completa immersione che si ha nei personaggi e nella storia in generale.

Nisha Lal, Liceo Linguistico Copernico Pasoli, Progetto PCTO Biblioteca Borgo Trieste, luglio 2023

Red Fox Road - Frances Greenslade

Finalista al Premio Mare di Libri 2023, questo racconto (inizialmente avvincente) ruota attorno a Francie: 13 anni, avventuriera temeraria che insieme ai genitori è in viaggio verso il Grand Canyon. Prendendo una strada sbagliata, però, si perdono nella foresta dell’Oregon e improvvisamente il viaggio diventa un’avventura di sopravvivenza per la protagonista e la madre, mentre il padre si allontana in cerca di aiuto.
Da una prima lettura (interrotta) la scrittura mi sembra mooolto semplice e lenta, infatti consiglierei il libro a una fascia d’età 10-13/14. Penso anche che abbia un target molto preciso: giovani amanti della natura e dell’avventura (molto lontano dal mio).
Forse qualche anno fa l’avrei apprezzato, ma penso di averlo iniziato un po’ fuori tempo. È per questo che ho trovato molte delle scelte narrative azzardate, ad esempio inserire la figura della sorella gemella di Francie deceduta al parto, verso pagina 50, subito dopo, quasi in mezzo, alla lista delle piante commestibili per sopravvivere che stava scrivendo. Non ho ben capito come le due cose potessero essere collegate, è infatti a questo punto che, dopo vari tentativi, ho capito che questo libro non faceva per me…

Nisha Lal, Liceo Linguistico Copernico Pasoli, Progetto PCTO Biblioteca Borgo Trieste, luglio 2023

Il mare verticale - storia Brian Freschi

“Mh?
Cosa si prova ad avere un attacco?
Cosa si prova...
Io...provo il mare. Mi scava nelle vene fino a...
Riempirmi completamente... Impedendomi di respirare, o di vedere.
È assurdo, lo so. Ma ogni volta che ho un attacco il mare c'è... In qualche modo"

Così è come India, la protagonista affetta da DAP (Disturbo da Attacchi di Panico), descrive la sua esperienza. In realtà ci prova, per tutto il corso del libro, a cercare di capire e venire a patti con questo lato di sè, continuamente sfidata, giudicata e abbandonata da chi la circonda.
Secondo me ciò che rende questo racconto speciale è che, essendo illustrato, si è spinti ad immedesimarsi completamente in quello che si legge e vede. Ci sono infatti pagine intere senza una singola parola, in cui la protagonista è nuda, davanti allo specchio, catturata dai propri pensieri, mentre si guarda; oppure, allo stesso modo, ce ne sono altre in cui ci sono solo parole, che siano pagine di un diario o discorsi dallo psichiatra, nei quali lei è in primo piano, nel pieno della sua solitudine e difficoltà.
La parte più significativa per me è però la storia che la maestra racconta ai bambini, frammentata in ogni capitolo. Parla di Hava, un'eroina che ha il compito di liberare un villaggio lontano da Kalabibi, un mostro che da tempo li priva della luce.
Questa chiaramente è una metafora per la sua stessa esperienza, però scavando più a fondo nell'etimologia del suo nome possiamo collegarci all'hindi, dove "Hava" (हवा) significa aria, vento.
Inizialmente India (e/o Hava) si sente impotente e sola di fronte al proprio disturbo e al buio, infatti accetta la sconfitta (contro Kalabibi).
Man mano che sente l'amore di quelli a cui vuol bene, però, si rende conto che i bambini hanno ragione quando le dicono che non è il destino di un'eroina quello di perdere, e infatti ritrova in sé la forza per liberarsi dalle tenebre e scacciare il mostro nei fondali del regno.
All'inizio India/Hava si sente come l'aria, presente, sì, ma incapace di agire, mentre solo verso la fine ha la sensazione di essere vento, perché trova la forza per smuovere la situazione. Anche solo cacciando via il mostro, che anche se lontano rimane appunto vivo, Hava ci insegna che con il disturbo ci si può convivere più che combatterlo, sottolineando l'importanza dell'amore di chi ci circonda, che deve andare oltre che alla semplice presenza.

Nisha Lal, Liceo Linguistico Copernico Pasoli, Progetto PCTO Biblioteca Borgo Trieste, luglio 2023

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