Nel mare ci sono i coccodrilli
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Disco (CD)

Geda, Fabio

Nel mare ci sono i coccodrilli

Abstract: Nava, a sud di Kabul. Gli uomini di un ricco mercante bussano alla porta: un gruppo di banditi ha rubato un camion e ucciso il guidatore e ora, come risarcimento per la merce perduta, pretendono il figlio Enaiatollah. Per salvare il ragazzino di nove anni, la madre compie la più dolorosa delle scelte: lo porta in Pakistan e lì lo abbandona. Qui ha inizio l'incredibile viaggio di Enaiatollah che lo porterà in Italia passando per l'Iran, la Turchia e la Grecia.


Titolo e contributi: Nel mare ci sono i coccodrilli : storia vera di Enaiatollah Akbari / Fabio Geda, letto da Paolo Briguglia

Pubblicazione: Roma : Emons, 2010

Descrizione fisica: 1 CD MP3 (4 ore e 11 minuti) ; in custodia, 19 cm

Serie: Emons audiolibri

ISBN: 978-88-95703-37-4

Data:2010

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Nomi: (Narratore) (Autore)

Soggetti:

Classi: 305.9 Gruppi professionali e gruppi vari (14)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2010

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“Che un desiderio bisogna sempre averlo davanti agli occhi, e che è nel tentativo di soddisfare i nostri desideri che troviamo la forza di rialzarci, e che se un desiderio, qualunque esso sia, lo tieni in alto, a una spanna dalla fronte, allora di vivere ne varrà sempre la pena.”
Questa storia racconta le vicende di un ragazzo Afghano di nome Enaiatollah Akbari che decide di partire alla volta dell’Italia per scappare dalle persecuzioni attuate nel suo paese e per costruirsi un futuro migliore.
Emigrare in un altro paese differente dal tuo comporta sempre un’inevitabile perdita. Alle spalle ti lasci un mondo, una lingua, un pensiero e purtroppo, la maggior parte delle volte, delle persone a te care. Molti sostengono che tali persone, i cosiddetti “clandestini”, dovrebbero restare a casa loro invece di venire qui a rubarci il lavoro; ma io penso che ci sarà un motivo se vengono in cerca di un altro posto, non lo fanno perché è una loro scelta, poiché il più delle volte non ce l’hanno nemmeno una vera e propria scelta. Scegliere di morire nella loro patria o scegliere di provare a vivere in un altro stato? Non mi sembra vi sia molta possibilità, non mi sembra che abbiano lo stesso peso queste “scelte”. Vivere o morire. Tentare di andare avanti, lo facciamo un po’ tutti. Necessitiamo di un futuro migliore come necessitiamo di respirare. Desideriamo qualcosa in più della nostra quotidianità. Lottiamo per avere quel qualcosa in più perché siamo umani e se lotteremo sempre per qualcosa non ci sentiremo mai davvero persi.
Francesca Comper

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