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La versione di Geremia
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Purdy, James

La versione di Geremia

Torino : G. Einaudi, 1973

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Utente 5681
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Sono all'ottavo incontro con quello che è diventato ormai il mio autore preferito, credevo di aver assimilato la sua cifra stilistica, ma non è così, perché in ogni libro James Purdy riesce, pur conservando alcuni punti fermi, ad essere diverso dal precedente e da quello che seguirà. E' stato anche il più difficile da leggere e non certamente perché la scrittura sia pesante ma perché non ci ho ritrovato, all'inizio, l'elemento base che me lo ha fatto amare, ovvero quella follia, nelle situazioni e nei personaggi, che alimenta la curiosità del sapere che piega prenderanno le vicende. Mi ha allarmato il fatto che questo romanzo mi sia parso “ordinario”, simile a migliaia di altri, scritti da altri, e invece la follia c'è ma non si concentra un uno o due personaggi è diffusa in tutta la trama ed è più fredda, anestetizzata quasi. Che “versione” ci racconta Geremia, la sua o quella dello “zio” Matt ? Entrambi sono senza famiglia, non l'hanno mai avuta, e vedono in qualche modo nei Fergus ciò che tanto manca a loro... e dei Fergus ci viene detto tutto, i caratteri, l'aspetto fisico e morale, quello che fanno, provocano e subiscono ma non sappiamo la “fine della Storia”, né Purdy né Matt né Geremia ce la spiegano, si fanno sfuggire qualcosa, ma la curiosità ce la lasciano... e il caro lettore se la deve tenere. Alla fine rimane l'amarezza per le vicende e le esistenze stesse di tutti i personaggi del romanzo, davvero nessuno escluso, una storia senza vere tragedie ma in cui il dramma, spesso silenzioso, è il motore di tutto.

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