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Viaggio ai confini dell'impero
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Roth, Joseph <1894-1939>

Viaggio ai confini dell'impero

Firenze : Passigli Editori, 2017

Abstract: Il volume raccoglie i reportages del Rotti giornalista scritti in occasione dei viaggi che egli fece nel corso degli anni Venti come inviato speciale per alcuni tra i maggiori quotidiani tedeschi. L'autore approfondisce l'universo multiforme dell'Europa orientale: la Galizia, sua terra natale, l'Ucraina, la Polonia, la Bosnia e la Serbia. Questi resoconti sono appassionanti testimonianze di un mondo ormai scomparso, che offre ancora oggi spunti di grande attualità. Centrale è il crollo della monarchia austroungarica con le sue conseguenze politiche, linguistiche e di appartenenza ad un solo grande popolo. Con il suo inconfondibile stile e la capacità di descrivere in profondità persone e cose, Roth restituisce al lettore le diverse realtà sociali e politiche, l'opposizione tra città e campagna, la pluralità delle minoranze linguistiche ed etniche, mostrando al tempo stesso come egli, diventato 'apolide', uno "Heimatlos", abbia l'occasione, viaggiando, di prendere nuovamente coscienza delle sue radici ed origini. E così nel rappresentare la Galizia come un paesaggio devastato dalla guerra, egli lo trasforma in un emozionale spazio della memoria, riscoprendo l'essenza degli ebrei orientali e ponendo l'accento sui valori umani e culturali di questa parte d'Europa

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«Sì, questo Stato polacco, di cui Le sto scrivendo da circa due settimane, che si impegna nella preparazione militare della gioventù, cerca di rimediare almeno in parte a quello che di sgradevole sembra obbligato a fare. Si occupa della letteratura. [...] Tuttavia in Polonia sono molti gli analfabeti (ma molte anche le biblioteche circolanti) e non più di una decina gli editori che prendono in considerazione i più seri lavori letterari [...]. Anche in Polonia gli scrittori sono impotenti. Hanno ancora una speranza: quella negli analfabeti. Forse, se succedesse un miracolo, nascerà dalle loro fila, non appena avranno imparato a leggere, quella risonanza che gli scrittori si aspettano. Ma se non accadrà nessun miracolo, continueremo a leggere in Polonia, come da noi, mediocri opuscoli a "scopo educativo" e riviste di "intrattenimento". E invano, come già da decenni in Europa occidentale, le parole seminate silenziosamente a colpi duri sul fragile terreno cadranno come pietre sul vetro. Sembra volerci una legge che trasformi tutte le confessioni in manifesti e tutte le lingue in slogan pubblicitari. Questo è il tempo delle parole gettate all'aria e degli Stati inutili.»

("La vita letteraria", in Frankfurter Zeitung, 2 agosto 1928)

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