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Hitler
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Fest, Joachim

Hitler

Milano : Garzanti, 2005

Abstract: La biografia hitleriana scritta da Fest è ormai un classico della storiografia contemporanea: pubblicata la prima volta nel 1973, tradotta in decine di lingue, diffusa in milioni di copie in tutto il mondo, resta l'opera di riferimento per chi voglia cercare di capire il fenomeno Hitler. Con lucidità, riordinando una mole vastissima di materiali, Fest affronta la vita del dittatore partendo dalle sue umili origini e dalla sua insignificante giovinezza, e scioglie i nodi essenziali delle ragioni psicologiche che accompagnarono la sua ascesa e il suo trionfo fino agli ultimi, tragici anni, quando trascinò tutto il popolo tedesco nel suo delirio autodistruttivo.

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LUCA PENATI
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Difficile commentare un testo simile.
Anzitutto per l'argomento.
A distanza di decenni non si è ancora fatta, piena luca sul personaggio.
Principalmente per mancanza di dati reali in misura esauriente ma, e forse è questo il caso, per omissioni volute.
L'autore ha prima cercato, in forma quasi maniacale, di costruire lo scenario e solo successivamente, una volta che lo stesso lo soddisfava, vi ha inserito il personaggio.
Nella sua arroganza e nell'esasperata imposizione delle sue analisi cade, talvolta, in aperte contraddizioni.
In talune circostanze addirittura nella stessa pagina.
Ad esempio quando prima afferma che il protagonista agiva in modo istintivo, spesso affidandosi alla sorte (citando per certo il lancio di una moneta) e successivamente lo dipinge come soggetto titubante, restio a
prendere decisioni, che più spesso delegava ad altri.
Parimenti storicamente errata è l'affermazione secondo la quale avrebbe avuto in odio gli ebrei anche in virtù
della mancata guarigione della madre a seguito delle cure ricevute proprio da un medico ebreo.
La donna è deceduta per tubercolosi, cosa ben nota ad Hitler, che all'epoca era paragonabile all'odierno AIDS,
in quanto a virulenza e esito.
Nondimeno il soggetto aveva personalmente vergato un lasciapassare proprio a quel medico, consentendogli
l'espatrio in periodo di avvenuta promulgazione ed applicazione delle tristemente ben note leggi razziali.
L'ampollosa ricerca del particolare esaspera ulteriormente una lettura già non agevole.
La faziosità dell'autore, in totale contrasto con chi si proclama "storico", è assai manifesta.
Non si vuole certamente, sdoganare il dittatore e la sua figura, ma una visione più "superpartes", contribuirebbe
in misura significativa ad una miglior disamina.
Per un efficace confronto si legga la biografia redatta da J. Irving.
Buona lettura

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