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Conversazione in Sicilia
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Vittorini, Elio <1908-1966>

Conversazione in Sicilia

Milano : BUR, 2016

Abstract: Mentre l'Italia si affaccia sulla catastrofe della Seconda guerra mondiale, Silvestro, in preda a una cupa disperazione, parte da Milano per tornare in Sicilia dalla madre, abbandonata dal padre per un'altra donna. Il viaggio sarà l'occasione per attraversare una galleria onirica di personaggi e situazioni allegoriche, per decifrare il ritorno alle origini come premessa di una possibile riscossa collettiva. Romanzo chiave della letteratura del Novecento, il capolavoro di Vittorini si snoda in un susseguirsi di "conversazioni" con uomini, fantasmi, statue, nel tentativo di riappropriarsi di una lingua comune che, sola, avrebbe potuto porre fine alla tragedia italiana.

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"... così la Sicilia che lo inquadra e accompagna è solo per avventura Sicilia; solo perché il nome Sicilia mi suona meglio del nome Persia o Venezuela"
Le "Conversazioni in Sicilia" del Vittorini incarnano uno spirito lirico compromesso e compromettente nel cuore del sud Italia del dopoguerra, che poi non è altro che il dolore del mondo offeso estromesso-estroflesso dall'uomo archetipico Silvestro (che ce ne son tanti di Silvestro e non v'è da meravigliarsi poi, se tanto un nome d'uomo si fa conforme ad altri (di uomini)).
È la sofferenza, il dolore, ma più precisamente la Miseria di antico eco pascaliano, il denominatore della macchina calcolatrice dell'Italia stravolta dalla guerra nell'equazione significante di Humanitas, il valore che Silvestro riconosce in sé sugli altri, come l'ombra di Jung nel processo alchemico-psicologico della Grande Opera.
La potenza mediatrice del Vittorini nello stilare dialogici stilemi fisici di sangue e di carne ma al contempo astratti di sentimento e emulsioni di emozioni ermetiche da comunicare ma così semplici da vivere, sospinge quel detto popolare del "Tutto il mondo è paese", donando alla umile praticità agreste una dignità lirica non indifferente di antica memoria virgiliana (la stessa che indusse il veglio autore a scrivere le illustri "Bucoliche").

"Ma l'uomo, nella malattia, che cos'è? E che cosa è nella fame? Non è, la fame, tutto il dolore del mondo diventato fame? Non è l'uomo nella fame, più uomo? Non è più genere umano?"
L'illuminazione del Vittorini, il materiale luccicante della Grande Opera delle "Conversazioni in Sicilia", che tuttavia si scoprirà poi non esser oro, sta nel far coincidere il concetto di umanità con quello di sofferenza, associazione di certo tremendamente condizionata dalla guerra e che verrà poi superata, anzi stroncata, dalla maturità del successivo "Uomini e no".

Conversazioni in Sicilia è uno scritto che non reputo di facile lettura, più che per lo stile, che come ricorderà Fortini in un'intervista contenuta nel volume "Un dialogo interrotto" risente dell'odio di Vittorini per "la parola astratta", dunque molto concreto e carnale e sanguigno da vero siciliano, per la capacità di trasformare la Sicilia degli anni Quaranta in una Sicilia "solo per avventura", in una favola di ricordi o storielle, o entrambi, dove si fatica o persino non si riesce a distinguere gli uni dagli altri. Sta proprio nell'essenziale neorealismo magico, dal vociare sfociante nell'onirico, dell'opera la sua potenza espressiva e la sua profondità rappresentativa.
Fascia di età raccomandata: 17+

Eddy Sinardi, Liceo scienze umane Montanari, PCTO Biblioteca Borgo Trieste/Biblioteca Civica Ragazzi, luglio-agosto 2023

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