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Il richiamo della foresta
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London, Jack <1876-1916>

Il richiamo della foresta

Roma : Orecchio acerbo, 2016

Abstract: Fine ottocento. Gli anni della corsa all’oro nel Klondike. Sulle gelide terre dello Yukon del Nord servono cani possenti per trainare le slitte dei cercatori. E per questo Buck viene rapito. Forte e robusto, è l’ideale per la muta. Subito conosce la brutalità con la quale gli uomini sfruttano i cani, ma anche la rivalità all’interno del branco. Da questo impara presto a farsi rispettare, ma con gli uomini, pur servendoli con dedizione, non c’è niente da fare. Senza pietà alcuna stanno per finirlo a bastonate, quando John Thorton interviene, e lo salva. Nasce la riconoscenza, e spunta l’amore. Né l’una né l’altro però riescono a cancellare quell’irresistibile attrazione per quei boschi fitti e misteriosi che sembrano celare un altro mondo, un’altra vita. Un romanzo indimenticabile, per la prima volta in grande formato accompagnato dalle straordinarie immagini di Maurizio Quarello.

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Tutto comincia quando Buck, un cane di grossa taglia, che viveva a Clara Valley, venne rapito e portato nel nord america, dove incontra svariati cani e dove conosce innumerevoli padroni. Tra cui spicca John Thornton, con cui stringe un legame molto forte che tuttavia dopo svariate vicissitudini finisce. Le avventure di Buck sono davvero avvincenti, perciò consiglio questo libro, inoltre è scorrevole, emozionante, commovente, ma soprattutto ha un lieto fine. Tra le cose più belle di questo racconto, quattro sono le
principali: La scrittura. È scorrevole, coinvolgente e comprensibile. Le illustrazioni sono coinvolgenti, la maggior parte rappresentano paesaggi mozzafiato, attraverso di esse è come se il lettore entrasse nella storia, come se fosse lì assieme ai vari
personaggi e interagisse con loro. Le vicende sono avventurose, ad esempio quando la muta sta morendo di fame per colpa di Charles, Mercedes e Hal, che sono i loro padroni e non sanno fare il loro lavoro, ad esempio non fanno riposare i cani ma aumentano le dosi di cibo fino a quando non ce ne fu più e la maggior parte della muta muore, oppure quando Buck ha salvato John Thornton dalle grinfie di un fiume. I personaggi sono realistici e è come se il lettore potesse riconoscersi attraverso di loro.
Il mio personaggio preferito è ovviamente Buck, perché è un cane fedele anche quando i suoi padroni sono degli incompetenti, perché pur di rendere felice la vita di chi ama fa sforzi disumani, come ad esempio quando John Thornton scommette mille dollari affermando che Buck sarebbe riuscito a trainare quattrocentocinquanta chilogrammi percorrendo cento metri, quando lui stesso ne dubitava, ma Buck lo fece per dimostrare a John la sua ammirazione nei suoi confronti. Volevo concludere con una frase presa dal libro: “ Fu travolto da una prepotente folata di rabbia. Non si accorse che stava ringhiando rumorosamente e con ferocia tremenda. Fu l’ultima volta in vita sua che concesse all’ardore di soppiantare l’astuzia e la ragione ma fu per il grande amore
verso John Thornton che perse la testa.” In questo passaggio Buck si rese conto che il forte legame tra lui e John era appena finito, perché una tribù indiana lo aveva ucciso.

Federico - IIB
Scuola secondaria di primo grado, Fincato Rosani, Verona.
Progetto lettura Biblioteca Ragazzi Verona

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