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Le Piccole Persone
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Ortese, Anna Maria

Le Piccole Persone

Adelphi, 28/04/2016

Abstract: Più volte nei suoi interventi pubblici Anna Maria Ortese ha denunciato i delitti dell'uomo "contro la Terra", la sua "cultura d'arroganza", la sua attitudine di padrone e torturatore "di ogni anima della Vita". E lo ha fatto pur nella consapevolezza che il suo grido d'allarme sarebbe stato accolto con impaziente condiscendenza da chi sembra ignorare che ciò che rende l'uomo degno di sopravvivere è la sua "struttura morale: intendendo per morale ogni invisibile suo rapporto, ma buon rapporto, con la vita universale". Quel che ignoravamo è che tali interventi, che additavano nello sfruttamento e nel massacro degli animali, nella natura offesa e distrutta il nostro più grande peccato, non erano isolate e volenterose prese di posizione, bensì la punta emergente di un iceberg. Un iceberg rappresentato da decine e decine di scritti inediti, nei quali la Ortese è andata con toccante tenacia depositando quel che le dettava la sua "coscienza profonda", vale a dire la memoria, riservata a pochi e supremamente impopolare, "delle "prime cose" preesistenti l'universo" – in altre parole, la "visione" che la abitava. Scritti di cui qui si offre una calibrata selezione e che nel loro insieme si configurano come un vero e proprio trattato sull'unica religione cui la Ortese sia stata caparbiamente fedele: la religione della fraternità con la natura.

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«Ho sotto gli occhi un articolo sulla moda e soprattutto il vantaggio di possedere un video registratore. Questo articolo è uscito su una diffusissima rivista di questa settimana. A un certo punto l’autore, credo del tutto in buona fede, osserva compiaciuto: “Che soddisfazione veder scorrere a passo veloce le immagini del vertice di pentapartito, che piacere indulgere col ‘ralenti’ per analizzare fino in fondo il gol del campione del cuore o l’esplosione del Challenger”.
Quando il collaboratore di un giornale può scrivere queste cose senza aspettarsi nulla di sgradevole, solo l’autorizzazione, a fine mese, di passare alla cassa a ritirare il compenso o lo stipendio, le osservazioni particolari di un lettore (per non dire di un critico di costume) sono perfettamente sprecate, sono inutili. Una certa immortale ferocia umana ha già completato il suo trucco ed è entrata a far parte con molti vezzi della vita civile, siede nelle case, nelle scuole e istruisce i bambini sulla vera funzione dell’uomo in questo mondo, quando la civiltà e le sue strutture – anche informative – glielo consentano, senza che debba riportarne il minimo danno anche morale. La funzione è questa: prendere piacere da tutte le cose che si fanno o che accadono, con un occhio particolare alla distruzione e disperazione dell’altro. Con l’altro, si deve indicare tutto ciò che vive – era vivo fino a poco fa – e con la sua disperazione può offrire raffinatissimi piaceri a chi si crede salvo.

Ecco: forse l’appunto su questa ferocia ormai legale, o avviata a divenire legale dovunque (e potrei ricordare qui infinite cronache del dolore – spettacolo di questi anni, non escluso l’umile cavallo del mattatoio di Sant’Arcangelo), può essere utile solo in un senso. Visto che chi si crede salvo non lo è affatto al cento per cento, dato che fa parte della vita, e quindi il mattatoio del tempo lo aspetta comunque e dovunque, può prenderne atto per restare un po’ vicino ai ragazzi delle scuole, per istruirli su questo tempo che passa comunque, e alla fine manda immancabilmente il conto a casa. Nessuno è salvo, malgrado la scienza, la tecnica e lo stesso denaro. Non bisognerà dunque farsi illusioni. Il dolore che do (anche a un cane), e di cui mi compiaccio, mi ritornerà come un boomerang, esattissimamente, sul volto. Quindi non recare dolore, mai, nemmeno a una pietra (forse le pietre sono anch’esse sensibili, per lo meno quanto i mass media), e comunque non compiacersene. Avvertire tutti che la vita è una: e dove batti prova dolore, ma chi dà il dolore poi lo vede tornare indietro.

Ora di morale, nelle scuole? Oppure ora di religione? Non importa il nome. Ma un’ora è necessaria. Dedicata ai ragazzi per insegnare loro la cosa più importante del mondo, e che la civiltà e il denaro credono di aver vinto: il tempo passa comunque, e manda a casa, alla fine, i suoi conti. Ciò che hai fatto non si perde nello spazio. Male o bene li riavrai a casa, anche tu, fanatico della morte comoda (l’altrui): li riavrai puntualmente.»

(2. Ferocia e mollezza - Al rallentatore)

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