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 Quanta stella c'è nel cielo
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Bruck, Edith <1931- >

Quanta stella c'è nel cielo

Milano : Garzanti, 2009

Abstract: Quanta stella c'è nel cielo non è un errore, è il primo verso di una ballata amara del giovane Petöfi, il grande poeta ungherese. Quei versi sono tra le poche cose che Anita porta con sé, insieme a molti ricordi laceranti. Anita non ha ancora sedici anni. È una sopravvissuta ai campi. È bella, è sensibile, le prove della vita le hanno tatuato l'anima. Sta fuggendo da un orfanotrofio ungherese per andare a vivere a casa di una zia, Monika. Eli, il giovane cognato di Monika, è venuto a prenderla al confine per accompagnarla nel viaggio in Cecoslovacchia, dove si ritrova clandestina in un mondo ancora in subbuglio. Ma tutto questo a Eli non interessa: lo attira solo il corpo di quella ragazza e già sul treno, affollato di una moltitudine randagia, inizia a insidiarla in un gioco cinico e crudele. Un romanzo dai risvolti inattesi. Racconta come si possa tornare dalla morte alla vita. E come, a volte, il cammino per ritrovare la speranza possa seguire trame imprevedibili. Protagonista, intorno ad Anita, è un'umanità dolente, alla ricerca di una nuova esistenza: c'è chi vuole dimenticare e chi vuole ricordare, chi mette radici e chi si imbarca per la terra promessa. Edith Bruck offre in queste pagine la storia palpitante di un'epoca cruciale del dopoguerra, quando tutto era in fermento. Una meditazione sulla speranza, sulla straordinaria forza e fragilità di chi va verso una rinascita. E la grande capacità della Bruck è il risvegliare violente emozioni nel lettore.

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Il tema decisamente importante e l'autrice testimone e protagonista delle persecuzioni durante la seconda guerra, mi avevano caricata di aspettative nei confronti di questo libro.
Purtroppo sono state in parte deluse; la protagonista alterna momenti di flashback - che in realtà non vengono mai vissuti fino in fondo perchè interrotti da qualcuno che non vuole ricordare -, a momenti del presente legati ad un rapporto puramente fisico che intrattiene con un oscuro personaggio quasi bestiale nel suo modo di trattarla. Non ho ben capito cosa l'autrice intendeva rappresentare, forse la disperazione dei sopravvissuti ai campi ed il desiderio di dimenticare e rinascere anche attraverso l'amore puramente fisico; il libro comunque mi ha trasmesso poco, i protagonisti secondo me non sono credibili e non ho provato lo struggimento che mi aspettavo, un tema del genere secondo me meritava maggiore profondità. Ne consiglio comunque la lettura "per non dimenticare" mai.

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