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Gli ultimi messaggi del Forum

La marcia di Radetzky - Joseph Roth

«Allora, prima della grande guerra, all’epoca in cui avvennero i fatti di cui si riferisce in questi fogli, non era ancora indifferente se un uomo viveva o moriva. Se uno era cancellato dalla schiera dei terrestri non veniva subito un altro al suo posto per far dimenticare il morto ma, dove quello mancava, restava un vuoto, e i vicini come i lontani testimoni del declino di un mondo ammutolivano ogni qual volta vedevano questo vuoto. Se il fuoco portava via una casa dall’isolato di una strada, il vuoto lasciato dall’incendio rimaneva ancora a lungo. Poiché i muratori lavoravano lenti e attenti, e i vicini più prossimi, come i passanti casuali, quando davano uno sguardo allo spiazzo vuoto si rammentavano della forma e delle mura della casa scomparsa. Così era allora! Tutto ciò che cresceva aveva bisogno di tanto tempo per crescere; e tutto ciò che finiva aveva bisogno di lungo tempo per essere dimenticato. Ma tutto ciò che un giorno era esistito aveva lasciato le sue tracce, e in quell'epoca si viveva di ricordi come oggigiorno si vive della capacità di dimenticare alla svelta e senza esitazione.»

(Capitolo ottavo)

La pietra lunare - Tommaso Landolfi

«[…] E in effetti, sul suo conto si citavano parecchi fatti inquietanti. In primo luogo abitava lassù, dove rimaneva quasi sempre sola, come se non fosse fatto suo. Secondariamente leggeva libri. Eppoi prendeva spesso la via dell’aperta campagna, la via verso i monti, anche di notte, senza che per questo uno ch’è uno dei giovanotti del paese potesse vantarsi d’esserle benaccetto. Da ultimo cantava a tutte le ore, e qualche volta anche dopo l’avemaria, certe nenie strane e rivoltanti che nessun’altra conosceva e non si sa dove le avesse imparate. Hm hm, seguitavano a dire le vecchie senza spiegarsi e le giovani maritate finirono col concluderne che qualcosa di misterioso doveva esserci sotto; insomma per dirla tonda, la fanciulla era caduta in sospetto di stregoneria. […] Le poche che non vollero entrare in quest’ordine d’idee sostenevano invece che fosse straordinariamente superba, che sdegnasse tutti i giovani della sua condizione e sognasse chissà che. Sicuro, un fior di ragazza come lei, che avrebbe fatto girar la testa a chiunque, andarsene sempre così cogli occhi bassi?
Senza dubbio a chi s’attardasse verso sera sul largo Carbonaro faceva un certo senso quel suo canto […] simile alle spade degli antichi cavalieri, trapassava come senza ferire e dalla sorda piaga si levava poi segretamente, s’espandeva lievitava scoppiava il dolore; o una macabra gioia, gonfia e torta, quasi fiorita di verruche, spaventosa a colui medesimo che n’era vittima. Terrore e desiderio malinconia e allegrezza s’avvicendavano, stringendolo, nell’animo del ritardatario […] Suonavano i rintocchi dell’avemaria, il ritardatario si riscoteva e si chiedeva con rabbioso sgomento: ma che diamine faccio qui incantato? Quella dev’essere una strega di certo! - e s’affrettava a rincasare.»

(cap. II)

Tokyo Blues. Norwegian wood - Haruki Murakami

Haruki Murakami:
Norwegian wood - Tokio blues
Nel 1968 Kawabata durante la cerimonia per il Nobel, indossando un kimono, aveva raccontato la cultura del suo paese, con riferimenti alla poesia classica, all'arte calligrafica, allo zen.
Con Murakami la letteratura giapponese si mette al passo coi tempi. Addio ikebana, kimono, cerimonia del tè.
Nel nuovo Giappone i giovani dialogano più facilmente con i colleghi di oltreoceano, che con i loro genitori.
Ciò che disorienta i genitori, unisce i figli.
Il mondo straniero che per i genitori = alterità, per i figli = identità.
Norvegian wood è un romanzo diverso dai precedenti, ricchi di personaggi enigmatici, a volte sospesi nell'aria.
Romanzo del 1987, realistico, sentimentale, narrato alla fine degli anni Sessanta, con ripetuti sottofondi musicali.
Iniziato a Mykonos e terminato a Roma, l'autore lo definisce molto personale e lo dedica ai suoi amici che sono morti e a quelli che restano.
Il libro è "molto piacevole a leggersi. Intimo e particolareggiato" (cit. Laura Fino).
Il tema dominante è il passaggio dall'adolescenza alla vita adulta, visto dagli occhi di un giovane studente universitario...
il tema è spesso cupo, la perdita di un caro amico, l'amore etereo e impalpabile per la sua ragazza, Naoko, la malattia di Naoko...
Eppoi l'amore diversissimo e pieno di vita per Miduri, la continua incertezza sul da farsi, un forte senso morale inframmezzato da continue avventure amorose senza senso...
La clinica psichiatrica, la figura intrigante e rassicurante di Reiko...la morte.
Con andamento ciclico (quasi Gaussiano) la trama ti immalinconisce, ti appassiona, ti prende e ti intristisce.
Un consiglio. Ascoltate (ogni tanto, perché sono tanti) i pezzi che l'autore cita. Sono un po' la colonna sonora del libro. Vi aiuteranno a capirne l'atmosfera.
Buona lettura

Il silenzio dei chiostri - Alicia Gimenez-Bartlett

"Il silenzio dei chiostri":
un lunghissimo, quasi interminabile giallo che ci racconta dell'omicidio di un frate in un convento di suore e della sparizione del corpo mummificato ed incorrotto di un beato spagnolo... Un viaggio un po' macabro nella storia di Spagna, attraversato da Petra Delicado e dal fido Garzon con lente, ma inesorabili indagini, fino al fatidico colpo di scena, che riporta tutto entro i confini più prosaici di un normale delitto.
Fortemente anticlericale, con una spietata visione storica, intreccia il racconto con sottili e gustose analisi coniugali e filiali.
Brava Alicia Gimenez Bartlett.

Il re dei giochi - Marco Malvaldi

Un breve noir della serie dei racconti del Bar Lume, ambientato attorno ad un nuovissimo "biliardo" (Il re dei giochi)...
Le iperboliche, ma sapienti maldicenze di 4 vecchietti ottuagenari stanno per far diventare un perfido assassinio quello che appare solo un tragico incidente stradale. Solo l'acuta mente matematica di Massimo, il "barrista" riuscirà a sciogliere l'intricata matassa...
Anche in questo libro una importante figura clericale, un sacerdote di cui si scopriranno i tormenti e il perdono, fra voti di povertà e opere di bene.
Bravo Marco Malvaldi.