Storia culturale del cibo e dell'alimentazione

Ciò che mangiamo, il modo di prepararlo, i modi di dire che riguardano il cibo, tutto questo racconta aspetti profondi e affascinanti della storia della nostra e delle altre civiltà.

Questa bibliografia digitale vi propone un ventaglio di letture sulla storia degli alimenti e delle tecniche culinarie, ma anche degli approcci sociali, delle disponibilità economiche e delle interpretazioni culturali che nel tempo hanno investito di significati ciò che mangiamo. 

 

Bibliografia in ebook

 

 

Trovati 27 documenti.

Spezie. Una storia di scoperte, avidità e lusso
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Antinucci, Francesco

Spezie. Una storia di scoperte, avidità e lusso

Laterza, 09/06/2016

Abstract: La grande avventura delle spezie nella cucina, nella storia e nel mito. Un racconto tutto pepe! Corrado AugiasLa storia di una delle categorie alimentari più interessanti e controverse, affascinanti come può esserlo solo il superfluo. Carlo PetriniAlla noce moscata si deve che New York non si chiami Nuova Amsterdam. Infatti gli olandesi barattarono con gli inglesi le proprie conquiste in America per non trovarseli tra i piedi nelle Molucche, dove si produceva questa spezia. È solo uno degli episodi che dimostrano, come spiega Antinucci, come la grande storia sia strettamente connessa alle spezie. Ma questo libro è anche un libro di ricette, riportate da famosi cuochi e gastronomi secolo dopo secolo. Scopriremo, ad esempio, che per gustare pietanze simili a quelle della Roma Imperiale non conviene prenotare in un'osteria di Trastevere, ma piuttosto in un ristorante cinese di Shangai. Rocco Moliterni, "Tuttolibri"Dall''invenzione' della speculazione finanziaria all'apertura di nuove rotte: zenzero, cannella, noce moscata, curcuma, pepe, zafferano hanno cambiato la storia. Nicola Saldutti, "Corriere della Sera"

Il pollo di Newton. La scienza in cucina
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Bucchi, Massimiano

Il pollo di Newton. La scienza in cucina

Guanda, 07/02/2013

Abstract: Perché da un certo periodo storico la scienza entra prepotentemente in cucina? Perché gli scienziati ricorrono spesso a immagini e similitudini prese dal mondo culinario? Qual è il filo che lega esperimenti e ricette succulente? Perché il pollo occupa un posto così importante nell'immagine pubblica della scienza, da Bacone a Pasteur passando per Newton e gli illuministi? Che cos'hanno in comune la cucina futurista e la gastronomia molecolare? È possibile scambiare una rivoluzione in geologia per un minestrone e la fusione fredda per panna montata? Tra esperimenti nei caffè, controversie sulla birra, ricette per la cioccolata custodite gelosamente come brevetti, un racconto ironico, sorprendente e rigoroso sulle intersezioni tra scienza e cibo, tra gastronomia e ricerca, tra laboratorio e cucina.

Il brodo indiano. Edonismo e esotismo nel Settecento
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Camporesi, Piero

Il brodo indiano. Edonismo e esotismo nel Settecento

Il Saggiatore, 30/08/2017

Abstract: Vascelli olandesi e inglesi, spagnoli e francesi provenienti dall'estremo Occidente o dal lontano Oriente scaricano sui moli d'Europa casse di prodotti nuovi ed eccitanti: erbe indiane, polveri subtropicali, fiori inquietanti, e ovviamente tabacco e tè, cacao e caffè. Un alfabeto di geroglifi ci commestibili arricchisce con nuove meraviglie le già stipate credenze del vecchio continente. Nel XVIII secolo il regno di Bacco è segnato da un malinconico susseguirsi di rovesci: il caffè conosce una marcia trionfale, la cioccolata – il "brodo indiano" – suscita universali frenesie. Bere non rallegra e non ottunde più, come per millenni avevano fatto vino e birra, ma rende più acuti e attivi.È uno snodo fondamentale della storia e della cultura, quello che racconta Piero Camporesi tra le pagine di Il brodo indiano. La fine del Seicento e l'inizio del Settecento vedono spostarsi l'asse del dominio culturale dal Mediterraneo al Mare del Nord; la crisi della coscienza europea coincide con la crisi della mensa di tradizione medievale, rinascimentale e barocca, della grande scuola romano-fiorentina: i lumi della corte degli ultimi Luigi bandiscono gli eccessi del passato, una cucina riformata condanna la sovraccarica, oppilante intemperanza del secolo precedente. Scompare dalle tavole il barbarico affastellamento, il caotico susseguirsi di gigantesche portate, le grasse e patriarcali processioni di selvaggina di piuma, selvaggina di pelo, carni nere, viscide e pesanti. La "querelle des anciens et des modernes" si trasferisce dallo scrittoio alla tavola: la società galante vuole delicatezza, leggerezza, misura. Questo esprit de finesse s'insinua nelle mense, nelle suppellettili, nei guardaroba, perfino nei letti dei nuovi sibariti. Il buon gusto detta le nuove leggi al nuovo genio dei tempi, inaugura nuovi cerimoniali, prescrive ritmi nuovi per corpi asciutti e scattanti, dispeptiche dame e alacri philosophes.Il Saggiatore continua la ripubblicazione del corpus delle opere di Piero Camporesi – iniziata con Il pane selvaggio e proseguita con Le belle contrade e Il sugo della vita –, l'artista della storiografia e virtuoso della parola che qui si cimenta in un'altra sorprendente, magistrale ricostruzione delle mutazioni della nostra società attraverso i secoli.

Il pane selvaggio
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Camporesi, Piero

Il pane selvaggio

Il Saggiatore, 20/05/2016

Abstract: Nell'Europa fra Quattro e Settecento, larga parte della società era non solo schiacciata dal peso degli status piramidali, immodificabili per legge divina e volontà regale, ma anche oltraggiata dalla fame e dalla miseria, tiranneggiata dall'uso quotidiano di pani ignobili, spesso mischiati volontariamente con erbe e granaglie tossiche e stupefacenti.Mentre i Galilei, i Cartesio e i Bacone fabbricavano una macchina del mondo razionale e ordinata, la sottoalimentazione cronica e l'ubriachezza domestica generata da queste droghe campestri e familiari lanciavano il corpo sociale in un viaggio onirico di massa, in trance ed esplosioni dionisiache che coinvolgevano interi villaggi, nei meandri di un immaginario collettivo demonico e notturno che compensava un'esistenza invivibile, alle soglie dell'animalità.Nel Pane selvaggio Piero Camporesi, ricorrendo a un'ampia campitura di fonti letterarie d'età moderna, racconta un'umanità narcotizzata, preda di una colossale vertigine oppioide, che viveva in un mondo di squallida apatia intellettuale e morale e di disinteresse per le cause più alte, sprofondata in un universo fantastico. Un'umanità, tuttavia, che ancora conosceva la percezione extrasensoriale della realtà, forme di coscienza e di scienza diverse da quelle, a una sola dimensione, della razionalità, e che dunque ancora poteva attingere ai serbatoi onirici che l'interdizione delle erbe allucinogene ha poi distrutto.Piero Camporesi – che per statura può essere avvicinato a Jacques Le Goff, e che come questi si è adoperato per restituire il ritratto storico e sociale dell'Europa preindustriale attraverso i sensi degli uomini che vi avevano materialmente vissuto – è stato un maestro, con la sua ricerca, per generazioni di studiosi, e con la sua prosa ricca eppure nitida impersona una delle massime vette raggiunte dalla scrittura italiana secondo-novecentesca. Tra i molti scritti di cui è stato omaggiato dai più importanti intellettuali e uomini di lettere contemporanei figura quello di Umberto Eco con cui si apre questa edizione del Pane selvaggio, con la quale il Saggiatore dà avvio al progetto di ripubblicazione del corpus delle opere di Camporesi: per rendere nuovamente al pubblico l'illuminante lettura che egli ha dato del nostro comune passato.

L'appetito dell'imperatore. Storie e sapori segreti della storia
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Cardini, Franco

L'appetito dell'imperatore. Storie e sapori segreti della storia

Mondadori, 14/10/2014

Abstract: Dall'ultimo pasto di san Francesco - santo ma segretamente goloso! - alla sontuosa tavola di Honoré de Balzac, dai cibi raffinatissimi del banchetto del Gran Khan alle uova con cipolle e scalogno care a Napoleone, passando per tre deliziosi intermezzi sul caffè, le castagne e i tartufi, Franco Cardini mette in campo la sua duplice esperienza di storico e di gourmet: e ci regala un libro appassionante, documentatissimo, pieno di profumi e di curiosità che solo lui poteva scovare tra le pieghe della grande storia. Spaziando dal Medioevo ai totalitarismi novecenteschi e non solo, Cardini torna alla narrativa con una serie di racconti gustosi, che sono anche un'illuminante testimonianza di come la cultura materiale sia specchio dello spirito di ogni popolo, e possa essere per lo storico una lente speciale per comprenderne i segreti. Ogni racconto è, così, corredato tanto da un'indicazione delle fonti quanto dalle ricette che Franco Cardini ha sperimentato, una per una, nella sua cucina fiorentina: dall'acquacotta al piccione glassato, dal cuscus magrebino alla crema Chantilly, ciascuno di noi potrà portare sulla propria tavola i sapori del passato, e ritrovare intatte le emozioni che essi racchiudono.

Tavole d'autore. Storie d'arte e di cucina
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Carretta, Roberto - Viola, Renato

Tavole d'autore. Storie d'arte e di cucina

Il leone verde, 01/01/2011

Abstract: L'ultima cena, ma anche le ultime cene popolari di pievi e chiesette dove compaiono strani cibi dimenticati. Cene poetiche, surrealiste, aristocratiche e capitaliste. Banchetti elettorali e pranzi storici, tavoli di caffè ai quali s'incontrano poeti, romanzieri, musicisti e rivoluzionari. Il Carnevale e la Quaresima. Ristoranti accesi nella notte tra Camargue e periferia americana, locande e osterie, mercati, feste, cucine, sale da pranzo... I ricettari di Andy Warhol e le "caricature" di Hogarth. Ritraendo nature morte, convivi, luoghi e protagonisti del cibo la pittura ha raccolto infinite storie, ognuna delle quali è un'istantanea, un piccolo mondo cristallizzato.

La cucina. Storia culturale di un luogo domestico
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Forino, Imma

La cucina. Storia culturale di un luogo domestico

Einaudi, 02/07/2019

Abstract: Se è vero che da puro nutrimento il cibo si è presto trasformato in complessa e raffinata operazione che convoca gusti e intelligenze per assurgere allo status d'imprescindibile "linguaggio", il luogo domestico a esso dedicato, in adesione al codice culturale percepito come egemone, viene a rivestire un ruolo di non comune interesse. Dalla scoperta del fuoco in epoca preistorica fino alle modernissime realizzazioni della tecnologia e della domotica, queste pagine ne seguono l'evoluzione privilegiando lo studio dell'architettura e del design su scala europea e nordamericana e verificandolo nella lunga durata, negli studi sociologici, antropologici e di genere, nei riflessi letterari e cinematografici, nello sviluppo sorprendente del gusto e dei suoi artefici attraverso i secoli. È un perfetto microcosmo, lo spazio che chiamiamo cucina, contesto sempre in bilico tra stabilità e cambiamenti la cui vicenda, qui raccontata con ricchezza di fonti e affabilità narrativa, si intreccia significativamente alla storia delle gerarchie sociali e familiari, ai ruoli definiti e alla loro eloquente messa in discussione."Prendendo in considerazione la cucina dell'abitazione quale luogo in cui si materializza l'éloge du quotidien - dal titolo del noto testo di Tzvetan Todorov -, il libro non indaga la cucina di tutti gli esseri umani né solo quella di pochi eletti, ma cerca di tracciare una storia del suo progetto in area occidentale, raccontandone i momenti apicali come le invarianti nel corso dei secoli. Organizzata cronologicamente e per paradigmi culturali, la struttura narrativa connette contributi provenienti dall'architettura, dal design e dalle arti visive a quelli derivati dalla storia sociale e del pensiero manageriale, dalla storia dell'alimentazione e dalla letteratura gastronomica, per delineare immagini e stereotipi culturali della "mentalità di un'epoca" ovvero i suoi costumi sociali, economici, alimentari. Apporti differenti corroborano la decodificazione fenomenologica di questo tòpos domestico dalle molte sfaccettature, in cui la "vita quotidiana" si srotola nel tempo, attraverso il rapporto apparentemente banale fra persone, spazi e oggetti. Infine ogni società, ogni epoca, ogni geografia ha la propria cucina da narrare, soprattutto nel privilegiato rapporto "ordinario" con la vita. Ciascuna rappresenta un'affascinante microstoria: giustapposta o cucita alle altre, simboleggia il piú ampio racconto antropico, in cui siamo emotivamente quanto culturalmente coinvolti".

La scelta vegetariana. Una breve storia tra Asia ed Europa
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Ghidini, Chiara - Scarpi, Paolo

La scelta vegetariana. Una breve storia tra Asia ed Europa

Ponte alle Grazie, 21/02/2019

Abstract: Essere vegetariani per la specie umana è una scelta, non un'inclinazione naturale. L'uomo è un onnivoro, non un vegetariano 'per stomaco', come lo sono i ruminanti, per esempio. È per questo importante capire quando in una società, in una cultura, in un certo periodo storico, in uno stato, in un gruppo, in una setta si decide di allontanarsi dal regno della carne. Si tratta sempre di una scelta culturale, e nella maggior parte delle volte è quasi sempre espressione di una prospettiva religiosa. L'obiettivo di questo libro non è giustificare, sostenere, schierarsi, né analizzare il fenomeno contemporaneo, che ha avuto nell'ultimo decennio una accelerazione imprevista. Semplicemente, si vogliono descrivere momenti storici in cui questa scelta è avvenuta. Si tratta di raccontare la Storia, con le sue disomogeneità e disuguaglianze, con le sue discontinuità e contraddizioni, percorrendo il tempo e gli spazi geografici dell'Asia e dell'Europa. Si va da Pitagora agli orfici passando per il buddhismo, il confucianesimo, il monachesimo e i catari, per approdare nella Cina di Mao e alla Casa Bianca nella cucina di Michelle Obama. Senza mai dimenticare che l'essere umano non è solo un mangiatore biologico, ma è soprattutto un consumatore-mangiatore simbolico e sociale.

Pane nostro
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Matvejevic, Predrag

Pane nostro

Garzanti, 31/12/2010

Abstract: Pane nostro è il frutto di vent'anni di lavoro. Quella del pane è una grande storia, ricca di sapienza e di poesia, d'arte e di fede. Abbraccia l'intera storia dell'umanità: dal giorno lontano in cui i nostri antenati si stupirono per la simmetria dei chicchi sulla spiga, fino a oggi, quando miliardi di esseri umani ancora soffrono la fame e sognano il pane, mentre altri lo consumano e lo sprecano nell'abbondanza. Sulle rive del Mediterraneo, dalla Mesopotamia alle tavole del mondo intero, il pane è stato il sigillo della cultura. Ha accompagnato, anche nella forma della galletta, della focaccia, del biscotto, viaggiatori, pellegrini, marinai. Si è ritrovato al centro di dispute sanguinose e interminabili: le guerre per procacciarsi il cibo, ma anche le lunghe controversie sul pane – lievitato oppure azzimo – da usare per la comunione. Perché il pane è anche un simbolo, al centro del rito eucaristico. E lo si ritrova, nelle sue mille varietà, in molte opere d'arte, dall'antico Egitto alla pop art. Raccontando questa saga sul pane, come nel suo "geniale, imprevedibile e fulmineo Breviario mediterraneo" (Claudio Magris), Matvejevi? ci parla di Dio e degli uomini, della storia e dell'antropologia, della fame e della ricchezza, della guerra e della pace, della violenza e dell'amore. Quella che ci regala Pane nostro è una saggezza spesso temprata nel dolore, ma sempre piena di speranza.

L'isola della noce moscata
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Milton, Giles

L'isola della noce moscata

BUR, 04/09/2013

Abstract: Tra il Quattrocento e il Seicento, età delle grandi scoperte geografiche, le spezie erano più preziose dell'oro, e fra le spezie la più ricercata era la noce moscata, un piccolo frutto avvizzito considerato un miracoloso rimedio contro la peste e altre malattie. C'era però una difficoltà: la noce moscata proveniva da molto lontano, da un puntino sulle carte geografiche, negli esotici mari orientali: l'isola di Run.Esploratori, pirati, coltivatori e mercanti cercarono di raggiungere e conquistare questa piccola isola del tesoro, che si diceva popolata da cannibali e cacciatori di teste, e colpita da tempeste e venti così forti che perfino le navi più solide correvano gravi rischi.Il racconto delle tante avventure eroiche, bizzarre, spesso brutali e terribili di questi intrepidi e avidi avventurieri in un saggio che avvince come un romanzo e insegna qualcosa che non si legge sui libri di storia.

Gusti del Medioevo. I prodotti, la cucina, la tavola
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Montanari, Massimo

Gusti del Medioevo. I prodotti, la cucina, la tavola

Laterza, 05/11/2014

Abstract: Un viaggio tra ricettari e condimenti, dal 'sapore dell'acqua' allo 'statuto ambiguo del pesce', dall'importanza della cucina monastica al ruolo della tavola come 'rappresentazione del mondo'. Una guida rigorosa, utile al gourmet quanto allo storico che voglia addentrarsi nei sapori di quest'epoca. Rocco Moliterni, "Tuttolibri"Siamo seduti a tavola e il cibo viene servito in una successione uguale per tutti. Oggi accade normalmente e ci pare ovvio: ma è stato sempre così? Non nel Medioevo. La tavola medievale segue un altro modello, simile a quello che troviamo ancora praticato in Cina e in Giappone: i cibi sono serviti simultaneamente e spetta a ciascun convitato sceglierli e ordinarli secondo il proprio gusto. Ancora: la cucina contemporanea tende a rispettare i sapori 'naturali' e a riservare a ciascuno di essi uno spazio distinto. La cucina medievale invece preferiva mescolare i sapori ed esaltava l'idea dell'artificio, che modifica la natura.Ma se le differenze di gusto fra noi e il Medioevo sono importanti, altrettanto forti sono le continuità. Alcune preparazioni costituiscono tuttora un segno forte dell'identità alimentare. E allora: il Medioevo è vicino o lontano?

I racconti della tavola
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Montanari, Massimo

I racconti della tavola

Laterza, 07/07/2016

Abstract: Il cibo è in sé un patrimonio di intrecci, un narratore straordinario: Massimo Montanari, studioso di primo piano di storia dell'alimentazione, ne sfrutta in queste belle pagine ogni potenzialità narrativa. Paolo Di Stefano, "Corriere della Sera"Un'affascinante serie di pasti avvenuti nel corso dei secoli, dal banchetto di Carlo Magno a Pavia qualche anno dopo il 774 a quello per Cristina di Svezia a Mantova nel 1655: resoconti storici, leggende amene, invenzioni letterarie che lasciano a bocca aperta.Un libro dove riscopriamo il senso profondo che il mangiare insieme a tavola racchiude, come i cibi racchiudono a loro volta un gusto per la vita. Enzo Bianchi, "Tuttolibri"Uno straordinario percorso intorno a testi antichi dove il cibo diventa parte sostanziale per illuminare il contesto. Storie che vanno dal medioevo profondo fino ai trionfi barocchi, tra banchetti, digiuni, penitenze, ostentazione dell'abbondanza. "Il Messaggero"

Il cibo come cultura
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Montanari, Massimo

Il cibo come cultura

Laterza, 16/04/2011

Abstract: Un saggio avvincente che approfondisce e indaga un tema tra i più illuminanti per comprendere la storia delle società umane e la loro evoluzione. Jacques Le Goff Il cibo è cultura perché ha inventato e trasformato il mondo. È cultura quando si produce, quando si prepara, quando si consuma. È il frutto della nostra identità e uno strumento per esprimerla e comunicarla. Una grande opera di sintesi da uno dei massimi storici dell'alimentazione.

Il formaggio con le pere. La storia in un proverbio
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Montanari, Massimo

Il formaggio con le pere. La storia in un proverbio

Laterza, 21/07/2014

Abstract: L'idea di un libro dedicato a un proverbio può sembrare eccentrica. Ma l'occhio dello storico – un occhio attento a leggere ciò che non è più letto e ciò che è nascosto – ci dimostra quanto possa essere istruttivo e avvincente avventurarsi in una impresa come questa.Carlo Petrini, Slow FoodMettere insieme il formaggio e le pere significa riscattare cacio e stracchino dalla loro umiltà contadina e trasfigurarli in cibo degno di una tavola nobile. Perché il gioco sia completo bisogna che i contadini non lo sappiano. Ecco la nascita del proverbio che si finge saggezza popolare ma una volta smascherato rivela la sua natura ferocemente classista.Alessandro Barbero, "Il Sole 24 Ore"

Il mito delle origini. Breve storia degli spaghetti al pomodoro
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Montanari, Massimo

Il mito delle origini. Breve storia degli spaghetti al pomodoro

Laterza, 03/10/2019

Abstract: Alle origini di ogni cosa c'è solo un inizio: per cercare l'identità serve tutta la storia, fatta di incontri, incroci, mescolanze. Accade anche per gli spaghetti al pomodoro.Il mito delle origini è quello che ci fa pensare che esista un punto magico della storia in cui tutto prende forma, tutto comincia e tutto si spiega; il punto in cui si cela l'intimo segreto della nostra identità. Ma perché quello delle origini è solo un mito? Il fatto è che le origini, di per sé, spiegano poco: l'identità nasce dalla storia, da come quelle origini si sviluppano, crescono, cambiano attraverso incontri e incroci spesso imprevedibili. Basta un piatto di spaghetti al pomodoro per spiegarlo. Seguendo le tracce del nostro piatto identitario per eccellenza, Massimo Montanari risale a tempi e luoghi distanti – dall'Asia all'America, dall'Africa all'Europa, dalle prime civiltà agricole alle innovazioni medievali, fino a vicende di qualche secolo fa, o dell'altro ieri. Scopriamo, così, che ricercare le origini della nostra identità (ciò che siamo) non ci porta quasi mai a ritrovare noi stessi (ciò che eravamo) bensì altre culture, altri popoli, altre tradizioni, dal cui incontro e dalla cui mescolanza si è prodotto ciò che siamo diventati.

Il mondo in cucina. Storia, identità, scambi
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Montanari, Massimo - Villari, Fausta Cataldi - Maiorani, Arianna - Tabacchi, Gian Andrea

Il mondo in cucina. Storia, identità, scambi

Laterza, 01/06/2015

Abstract: Più ancora della parola, il cibo si presta a mediare fra culture diverse, aprendosi a ogni sorta di invenzioni, incroci e contaminazioni. In questo volume, storici, antropologi, sociologi raccontano il ruolo della cucina come strumento di identità e come veicolo e prodotto dello scambio culturale. Il mondo in cucina indaga i flussi di idee, prodotti, uomini che attraverso le diverse età e in tutti i continenti hanno influenzato la costruzione di identità culinarie. Riservando sorprese che mettono in discussione semplificazioni e stereotipi. Paolo Denicolai, "L'Indice"

Il riposo della polpetta e altre storie intorno al cibo
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Montanari, Massimo

Il riposo della polpetta e altre storie intorno al cibo

Laterza, 16/04/2015

Abstract: Un godibilissimo excursus sulla storia del cibo raccontata dal punto di vista del cervello più che delle viscere. Faccio subito un esempio molto significativo: il pane. Questo alimento fondamentale, anche se un po' trascurato nelle culture del benessere, rappresenta una vera e propria 'invenzione'.Corrado Augias, "il venerdì di Repubblica"Un patrimonio di sapienze tradizionali, un repertorio di consuetudini alimentari dal Medioevo in qua.Edmondo Berselli, "la Repubblica"Massimo Montanari ragiona con sapiente buon umore di riti conviviali, ricette, sapienza filosofica, culture che si ibridano nel piacere dell'esperimento e della scoperta, nell'esperienza comunitaria ed etica della condivisione.Antonio Calabrò, "Il Mondo"Massimo Montanari coglie nel profondo la dimensione culturale del 'fare cucina', la sua forza rappresentativa dei valori, dei simboli, dei significati dell'identità stessa delle comunità che di tali pratiche alimentari si sono nutrite.Angelo Varni, "Il Sole 24 Ore"

Il sugo della storia
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Montanari, Massimo

Il sugo della storia

Laterza, 01/02/2018

Abstract: Racconti gustosi, stranezze e pregiudizi sul cibo nelle parole di un grande storico dell'alimentazione.Al di là di informazioni che spesso riempiono lacune che nemmeno sospettavamo di avere (davvero sapevate perché si dice 'pasta al dente' e che in Azerbaigian, sulle rive del Caspio, si cucinano ottimi tortellini, affini del resto ai pelmeni siberiani?), queste storie di cibo che si leggono d'un fiato riescono davvero a fare Storia con la maiuscola. Franco Cardini, "Avvenire" Alzi la mano o meglio la forchetta chi non ha mai pensato che le melanzane alla parmigiana avessero a che fare con Parma. Invece la dizione corretta è parmigiana di melanzane e viene dal latino parma che significa scudo (la barriera che si costruisce intorno al ripieno). Questa e molte altre sorprese si trovano nel libro di Montanari, grande storico dell'alimentazione che ci aiuta a capire come nasce la nostra cultura gastronomica. Rocco Moliterni, "Tuttolibri"

Mangiare da cristiani
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Montanari, Massimo

Mangiare da cristiani

Rizzoli, 28/08/2015

Abstract: Un modello alimentare cristiano non esiste. Secondo la tradizione apostolica non importa cosa si mangia, ma come si mangia: l'attenzione è tutta sul gesto alimentare, dai rituali del convivio al valore della frugalità. Gli uomini, però, hanno bisogno di regole, e la libertà sottesa al messaggio apostolico disorienta. Anche per questo la storia del cristianesimo elabora nei secoli una serie infinita di modelli alimentari, ogni volta diversi e adattabili alle più disparate circostanze, nel tentativo di ridare al cibo un valore "oggettivo" e di recuperare l'idea antropologicamente inossidabile secondo cui l'uomo è ciò che mangia. La storia del cristianesimo è un patrimonio straordinario di consuetudini e di contagi culturali che rimandano alla tradizione ebraica, alla filosofia greca, alla scienza dietetica: dal ruolo del pane e del vino nell'eucarestia alla condanna della "gola", dal mito del Paradiso terrestre al valore di redenzione del digiuno, dalle pratiche alimentari monastiche alle regole dell'astinenza quaresimale. Con grande efficacia evocativa, l'autore ripercorre queste storie cogliendo nel profondo la forza di precetti, proibizioni, parossismi e idiosincrasie che investono anche la politica e gli ordinamenti sociali. Con un occhio al presente: perché molto di quello che qui si racconta ha resistito nei secoli fino a noi.

Il maiale. Storia di un cugino poco amato
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Pastoureau, Michel

Il maiale. Storia di un cugino poco amato

Ponte alle Grazie, 30/10/2014

Abstract: "Del maiale non si butta via niente": raramente proverbio è così vero. Da quando l'uomo ha iniziato ad addomesticarlo, tra il VII e il VI millennio a.C., il maiale si è rivelato una preziosa fonte di ricchezza: la sua carne è sinonimo di scorpacciata, il suo sangue e le budella sono usate per sanguinacci e salsicce, il grasso per le candele, la pelle e i tendini per fare corde di strumenti musicali, le setole spazzole e pennelli. Ciononostante, nel corso dei secoli il maiale ha conosciuto alterne fortune, che lo hanno visto animale degno di essere sacrificato agli dèi in Egitto e in Grecia, trasformato poi in simbolo di lussuria per colpa del manto rosa che lo fa sembrare nudo e addirittura condannato davanti a tribunali in piena regola con l'accusa di infanticidio. Un destino di alti e bassi, quello di questo nostro "cugino poco amato", che attraverso lo sguardo di Michel Pastoureau diventa lo specchio della mutevole storia culturale e sociale dell'uomo, una riflessione colta e prosaica su un rapporto ambivalente e sempre passionale tra noi e l'animale biologicamente a noi più affine, a cui è sempre più legata la nostra sopravvivenza.